JACOPO GIUNTINI - PSICOLOGO
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Personalità Psicopatica (antisociale)

4/7/2020

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Personalità
Foto
Foto by Ahe (​https://www.pexels.com/it-it/@aheworks)
Attenzione, lo stile di personalità riportato di seguito non è né sano né patologico di per sé, così come nessun altro stile. Può posizionarsi lungo un continuum :

​sano->nevrotico->borderline->psicotico. 

La personalità è considerata più patologica man mano che essa si avvicina al polo psicotico. Quello che principalmente viene compromesso man mano che il funzionamento peggiora è l’esame di realtà.  Tutti noi dovremmo ritrovare aspetti di noi, anche in più di uno stile di personalità. In generale si può dire che una personalità è tanto più patologica, quanto più tende a calzare perfettamente con uno solo di questi stili di personalità (unicità), e a non variarlo di fronte a situazioni diverse (rigidità). Una persona più sana si troverà ad adottare più stili di personalità (e dunque di difese) e a variarli in base alle circostanze.

​
La personalità psicopatica o antisociale, si caratterizza per la mancanza di empatia per il prossimo, e il piacere nell'usare gli altri soltanto per i propri personali vantaggi, attraverso inganno, manipolazione e nei casi più gravi violenza. Ritroviamo questo stile di personalità non solo a gravi livelli di funzionamento (borederline, psicotico) nei quali si è reso famoso (ad esempio in quei Serial Killer che uccidono per sentirsi potenti), ma anche a livelli di funzionamento più alti. Nei truffatori, infatti o in persone ben affermate nella società e negli affari, è comune questo tipo di personalità, sono i cosiddetti "serpenti in giacca e cravatta" (Babiak e Hare, 2007) e spesso si trovano ai vertici di grandi aziende e ricevono anche ammirazione. A parità di funzionamento è intuibile che in contesti competitivi individui che mostrano indifferenza spietata verso gli altri possano raggiungere più facilmente alcuni obiettivi rispetto a quelli capaci di lealtà e riguardo per le altre persone. 

Ciò che  motiva i comportamenti dello psicopatico è ottenere potere sugli altri, necessità assoluta per tale individuo, da cui deriva il piacere di riuscire a manipolarli coscientemente, o sfruttarli, e trarne un proprio esclusivo vantaggio. L'assenza di empatia fa si che il valore che gli altri possono assumere per questi individui si riduce alla loro utilità nel permettergli di dimostrare il proprio potere.

Gli psicopatici temono disperatamente di sentirsi deboli, e anzi si vanteranno apertamente dei loro inganni, delle loro conquiste e dei loro loschi affari se pensano che l’ascoltatore possa essere impressionato dal loro potere, mostrando una “grandiosità maligna” Kernberg (1984). Manca in loro un centro di gravità morale che nelle persone con altri stili di personalità, consente di controllare la brama di potere e di rivolgerla su obiettivi di rilevanza sociale. È forte la tendenza a perdere interesse per gli altri nel momento in cui non sono più utili ai loro fini.


Non hanno dimestichezza con il linguaggio emotivo, cioè non riescono a riconoscere ed esprimere i propri sentimenti tramite il linguaggio. Sembrano percepire l’attivazione fisiologica ma non sono in grado di riconoscere lo specifico stato affettivo che ad essa si connette, o sono riluttanti nel farlo, in quanto le emozioni sono da loro associate a debolezza e vulnerabilità. Il fatto che non riescano a nominare le proprie emozioni, non significa che non le provino, e non essendo capaci di esprimerle tendono ad agirle (acting out), cioè a mettere in atto delle azioni impulsive che permettono loro di scaricare l'intensità emotiva. Contrariamente ad altri tipi di funzionamento, essi infatti non ottengono aumento dell'autostima nel controllo degli impulsi. Le uniche emozioni che sembrano percepire sono la rabbia e l'euforia

Nonostante non riconoscano i propri stati emotivi, sono spesso molto abili a percepire gli stati emotivi altrui, e spesso utilizzano un linguaggio emotivo appropriato alle situazioni non per esprimere le loro emozioni ma per manipolare gli altri


Le cause del carattere in questione sono da rintracciarsi sia nelle componenti temperamentali che in quelle ambientali. A livello costituzionale, questi individui sembrano avere una scarsa reattività del sistema nervoso autonomo, e bassi livelli di serotonina, il che provoca una ricerca di sensazioni nuove che diano una qualche stimolazione; sembra che sin da bambini il loro livello di aggressività fosse maggiore degli altri.
A livello ambientale, l’infanzia di queste persone sembra caratterizzata da trascuratezza, caos, inaffidabilità  e instabilità, con caregiver abusanti o dipendenti da sostanze.

In un ambiente familiare caratterizzato da questa deprivazione emotiva e materiale, la normale fiducia del bambino nella propria capacità di esercitare un potere sugli altri e nella capacità degli altri di proteggerlo viene meno; questa mancanza di senso d potere nei momenti evolutivi appropriati può costringere questi bambini a passare il resto della vita alla ricerca di conferme della propria onnipotenza.
Da bambini spesso tali individui mostrano un attaccamento disorientato disorganizzato verso la madre, in cui quest’ultima può essere fonte anche di terrore e rabbia, generando nel bambino comportamenti contraddittori come sorriderle e morderla. Un’altra possibilità sull’origine ambientale della psicopatia è che, come  ogni tipo di carattere, essa sia ereditata, in quanto il bambino imita il modello genitoriale. 


È probabile che non ci fosse nessuno in grado di aiutarli a tradurre in parole le esperienze emotive, ma le parole venivano usate in famiglia per controllare gli altri. Risulta inoltre che l’individuo psicopatico non si sia mai attaccato psicologicamente a qualcuno, non abbia mai ricevuto amore e non abbia mai amato. Per queste ragioni si ritiene che lo psicopatico dietro il disprezzo che manifesta per la tenerezza considerata da lui debolezza, celi un’invidia primitiva, che a livelli di gravità estrema possa portare questi individui anche ad uccidere ciò che in realtà li attrae, come accade ad esempio nei serial killer. La loro rappresentazione di Sé infatti oscilla tra una desiderata onnipotenza e una temuta debolezza, e gli atti aggressivi servono a ripristinare l’autostima.

Con l’arrivo della mezza età, e il conseguente calo della forza fisica, la sensazione di onnipotenza cala, e molti psicopatici tendono anche a diventare cittadini onesti, e a ricercare perfino una psicoterapia.

Bibilografia

Babiak, P., e Hare, R., D., (2007), Snakes in suits: When psychopaths go to work, Harper, New York

Kernberg, O., F., (1984), Disturbi gravi della personalità, Boringhieri, Torino
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​Lingiardi, V., McWilliams, N, (2018),
Manuale Diagnostico Psicodinamico seconda edizione (PDM 2), Raffaeelo Cortina Editore, Milano

McWilliams, N. (2012), La diagnosi psicoanalitica, Astrolabio, Roma


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