JACOPO GIUNTINI - PSICOLOGO
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Personalità Narcisistica

4/5/2020

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Personalità

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Foto di Download a pic Donate a buck! ^ da Pexels
Attenzione, lo stile di personalità riportato di seguito non è né sano né patologico di per sé, così come nessun altro stile. Può posizionarsi lungo un continuum :

sano->nevrotico->borderline->psicotico. 


​La personalità è considerata più patologica man mano che essa si avvicina al polo psicotico. Quello che principalmente viene compromesso man mano che il funzionamento peggiora è l’esame di realtà.  Tutti noi dovremmo ritrovare aspetti di noi, anche in più di uno stile di personalità. In generale si può dire che una personalità è tanto più patologica, quanto più tende a calzare perfettamente con uno solo di questi stili di personalità (unicità), e a non variarlo di fronte a situazioni diverse (rigidità). Una persona più sana si troverà ad adottare più stili di personalità (e dunque di difese) e a variarli in base alle circostanze.
Gli individui con una personalità narcisistica sono costantemente impegnati nel tentativo di ottenere conferme e apprezzamenti dagli altri, dal momento che sono scarsamente capaci di  mantenere la loro autostima ad un livello normale, in assenza di ciò. La ricerca di conferme narcisistiche, di sostegni all’autostima, è continua, ed è più importante di tutto il resto, tanto da farli apparire eccessivamente preoccupati per loro stessi, ed enormemente suscettibili all’approvazione e alla critica. In genere sono molto sensibili nel rilevare come gli altri li valutino, e questa percezione direziona il loro comportamento successivo.

Il timore sottostante è quello di non essere adeguati, il che richiede ricorrenti apporti di apprezzamenti esterni circa la propria importanza e il proprio valore. Quando riescono a raggiungere tali conferme che sia attraverso ammirazione o ricchezza o un buono status sociale o altro, provano un senso di euforia interiore, e finiscono per comportarsi in modo grandioso e arrogante, mostrando disprezzo verso gli altri, in particolare quelli da loro percepiti come inferiori, ed esigendo un trattamento privilegiato. Quando invece non ricevono sufficienti conferme, si sentono depressi, provano vergogna, e tendono ad invidiare chi riesce ad ottenere ciò che loro non hanno. Essendo costretti a comportarsi in modo da essere valorizzati, possono arrivare a non capire chi sono e cosa vogliono veramente,  vivendo un sentimento di vuoto interiore e mancanza di significato, un’esperienza soggettiva caratteristica di questi individui.
 

In genere il narcisismo patologico si può presentare in due forme apparentemente diverse: una più palesemente grandiosa e arrogante, l’altra più celata. Quest’ultimo è il caso di quelle persone che appaiono timide e diffidenti, evitano le relazioni e sono piene di vergogna, ma che condividono fantasie grandiose; in realtà il nucleo del carattere è lo stesso in entrambe, troviamo infatti in ogni narcisista grandioso un bambino impacciato e vergognoso, e in ogni narcisista depresso e autocritico un’immagine grandiosa di ciò che la persona dovrebbe o potrebbe essere.

Un’ipotesi interessante circa la genesi di un carattere narcisistico è quella avanzata da Alice Miller (1975); questa autrice sostiene che da bambini questi individui siano particolarmente sensibili ai messaggi emotivi non verbalizzati, molto capaci di percepire gli affetti, e le aspettative non dichiarate degli altri. Tali qualità intuitive verrebbero inconsciamente utilizzate dai genitori per mantenere la loro autostima (dei genitori), inducendo i bambini a comportarsi in base alle loro necessità o bisogni. Essi infatti verrebbero apprezzati molto dalle figure di accudimento, ma per il ruolo che svolgono per esse, e ciò li induce a pensare che se venissero scoperti i loro veri sentimenti reali, potrebbero essere rifiutati o umiliati.  Bambini così dotati sensibilmente, avendo più possibilità di  altri di essere usati come estensioni narcisistiche delle proprie figure di attaccamento, tendono a crescere senza sapere a chi appartiene la vita che stanno vivendo, sviluppando quello che Winnicott chiama il Falso Sè; diventando in altre parole adulti narcisisti. A differenza degli psicopatici, che da piccoli vengono trascurati e abusati in maniera palese, i narcisisti possono aver ricevuto attenzione e sostegno, forniti però all’implicita condizione che il bambino si adegui agli obiettivi narcisistici del genitore.

Un’altro aspetto caratteristico dell’educazione di queste persone è un’atmosfera familiare di continua valutazione, dovuta alle aspettative che i genitori investono su di loro; il bambino sa di essere giudicato, e quando il verdetto è positivo e lui viene ammirato, avverte che c’è qualcosa di falso in questa ammirazione, che è condizionata ad un modo di apparire più che ad un modo di essere, e ha l’inquietante timore di essere un impostore che non la merita. I genitori possono avere bisogni narcisistici nei confronti di un figlio, e sono tali bisogni che creano le condizioni per l’incapacità del figlio di distinguere tra i propri sentimenti reali e gli sforzi per compiacere o impressionare gli altri.  Preoccupate costantemente di come appaiono agli altri, quindi, queste persone possono sentirsi intimamente disoneste e incapaci di amare.

Le emozioni che contraddistinguono la persona narcisista,  sono soprattutto la vergogna e l’invidia. La vergogna è il sentimento di essere giudicato negativamente dall’esterno, ed ha connotazioni di debolezza, bruttezza, e impotenza. Essa implica la convinzione di avere qualche mancanza e di essere continuamente a rischio di venire scoperto nelle proprie debolezze. L’invidia è il sentimento che deriva da questo stato di cose: infatti questo individuo sarà invidioso di coloro che appaiono soddisfatti o che hanno quelle risorse che secondo lui potrebbero compensare le sue mancanze. L’invidia può essere anche alla base dell’atteggiamento giudicante verso se stessi e verso gli altri che si riscontra in questi individui.

Le difese maggiormente usate dai narcisisti sono l’idealizzazione e la svalutazione, che spesso sono tra loro complementari: quando idealizzano se stessi, svalutano gli altri e viceversa. Mettono in atto un continuo processo di classificazione per affrontare qualsiasi situazione (qual’è la scuola migliore? il miglior medico? ecc), e sono interessati al prestigio. La percezione di se stessi tende ad essere o totalmente positiva, quindi grandiosa, o totalmente negativa, di inferiorità. Anche il perfezionismo è un tratto difensivo comune nel narcisismo: perseguono ideali molto alti, spesso irrealistici, e se sentono di  averli raggiunti manifestano un atteggiamento di grandiosità e di rivalsa, oppure di fronte al fallimento si sentono gravemente in difetto e falliti (esito depressivo). La richiesta di perfezione li porta ad essere cronicamente critici verso di sé o verso gli altri. Conseguenza del perfezionismo può essere il tentativo di evitare ogni sentimento e azione che esprima la consapevolezza sia della propria fallibilità che di una realistica dipendenza dagli altri. Quindi tendono a negare rimorso e gratitudine; ammettere un rimorso significherebbe l’ammissione di un difetto, e provare gratitudine  per l’aiuto offerto da qualcuno, vuol dire riconoscere un proprio bisogno.
Può succedere che questi individui idealizzino qualcuno e si sentano appagate e importanti per il fatto di avere un rapporto esclusivo con tale persona.

Le relazioni dei narcisisti sono gravate dal peso dei problemi connessi con la loro autostima. Essi sono attenti a come vengono percepiti dagli altri, ed è di importanza vitale per loro esserne approvati e confermati, tuttavia in questo modo non riescono a riconoscere ed interessarsi veramente ai bisogni altrui. Il costo di tutto questo è un arresto dello sviluppo della capacità di amare, e il messaggio inviato alle persone per loro importanti è ambiguo: un bisogno profondo di loro, ma un amore superficiale.
Sotto sotto queste persone sono consapevoli della loro fragilità psicologica, e tale preoccupazione viene spesso spostata sulla salute fisica; è per questo che possono presentare pensieri ipocondriaci e paura di morire.

Al livelli più sani di funzionamento (nevrotico) questi individui possono essere socialmente adeguati, avere fascino e successo, e pur non essendo capaci di intimità, essere ragionevolmente adattati alle loro vite familiari, al lavoro e ai loro interessi. Invece a livelli più patologici di funzionamento (borderline/psicotico), presentano problemi di identità, mancano di un sentimento profondo di moralità e sono tossici per gli altri.


Bibliografia

​Lingiardi, V., McWilliams, N, (2018),Manuale Diagnostico Psicodinamico seconda edizione (PDM 2), Raffaeelo Cortina Editore, Milano

McWilliams, N. (2012), La diagnosi psicoanalitica, Astrolabio, Roma
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