JACOPO GIUNTINI - PSICOLOGO
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Personalità Depressiva e Maniacale

4/5/2020

1 Comment

 
Personalità
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Attenzione, lo stile di personalità riportato di seguito non è né sano né patologico di per sé, così come nessun altro stile. Può posizionarsi lungo un continuum :

sano->nevrotico->borderline->psicotico. 


​La personalità è considerata più patologica man mano che essa si avvicina al polo psicotico. Quello che principalmente viene compromesso man mano che il funzionamento peggiora è l’esame di realtà.  Tutti noi dovremmo ritrovare aspetti di noi, anche in più di uno stile di personalità. In generale si può dire che una personalità è tanto più patologica, quanto più tende a calzare perfettamente con uno solo di questi stili di personalità (unicità), e a non variarlo di fronte a situazioni diverse (rigidità). Una persona più sana si troverà ad adottare più stili di personalità (e dunque di difese) e a variarli in base alle circostanze.
Parlare di personalità depressiva non equivale a parlare di disturbo depressivo. Un disturbo depressivo può emergere in qualunque tipo di personalità, è episodico, e in esso sono  evidenti i sintomi vegetativi (rallentamento psicomotorio, mutamento dell’appetito, disturbi del sonno, riduzione del desiderio o del piacere sessuale) così come l’intensità dell’umore disforico. Una personalità depressiva, può anche non sperimentare mai un disturbo depressivo, anche se in genere capita. In quanto tipo di carattere, la personalità depressiva è qualcosa che è costante nel tempo e condivide gli stessi temi di fondo del disturbo depressivo.

Le personalità depressive tendono a provare poco piacere o soddisfazione nelle attività della vita e sono cronicamente inclini a sperimentare affetti dolorosi, in particolare depressione, senso di colpa, vergogna, e un profondo senso di inadeguatezza. Possono essere inibiti nel provare emozioni piacevoli, quali eccitazione, orgoglio e gioia, e una parte di questi individui non riescono a percepire bene quando provano rabbia per un'altra persona, ma piuttosto trasformano la rabbia verso l'altro in rabbia verso se stessi, odiandosi per le proprie mancanze. Sono infatti in genere autocritici e autopunitivi, si pongono standard irrealisticamente elevati, e si incolpano per le cose negative che accadono.
I
 sentimenti depressivi e di autocritica, possono rappresentare una difesa contro il riconoscimento di un’intensa aggressività.

Il timore più importante è legato alla perdita e all’abbandono. Essi temono di essere rifiutati e abbandonati, possono sentirsi soli anche in presenza di altre persone e hanno la sensazione che qualcuno o qualcosa di necessario per il loro benessere sia stato perduto per sempre. 

Sidney Blatt (2008), ha individuato due tipologie distinte di problematiche depressive: il tipo introiettivo, caratterizzato da sentimenti di colpa, autocritica e perfezionismo ("Io non sono sufficientemente buono, sono difettoso, sono cattivo e indulgente con me stesso…") e il tipo anaclitico, caratterizzato da un’alta reattività alla perdita e al rifiuto, e da sentimenti di vuoto, solitudine, inadeguatezza e vergogna, insieme alla sensazione di essere indifesi e deboli ("Io sono vuoto, affamato, solo e ho bisogno di sentirmi in contatto con qualcuno").

La differenza tra queste due tipologie di personalità depressiva, dipenderebbe da due situazioni di sviluppo. Se il bamino, mentre è in uno stato esistenziale di dipendenza, è accudito da persone inaffidabili o male intenzionate, può scegliere se accettare quella realtà oppure negarla. Se l’accetta, la generalizzazione che ne potrebbe conseguire è che la vita è vuota, priva di significato, e non influenzabile, e così rimane in lui un senso cronico di incompletezza, vuoto e desiderio (tipo anaclitico); se invece nega che le persone da cui dipende sono inaffidabili (perchè non riesce a tollerare di vivere nella paura) potrebbe convincersi che la fonte dell’infelicità sia dentro di lui, preservando in tal modo l’idea che un proprio miglioramento potrà cambiare la situazione: se solo sarà capace di diventare sufficientemente buono la vita migliorerà (tipo introiettivo). La dinamica introiettiva è la più comune perchè in genere le persone preferiscono qualunque tipo di sofferenza al senso di impotenza.


La psicologia depressiva introiettiva è contraddistinta dalla convinzione di “essere cattivi” interiormente; tali individui hanno tratto dalle loro esperienze di perdite non elaborate, la convinzione che sia stato qualcosa in loro ad allontanare l’altro, e pensano ancora inconsciamente di meritare quel rifiuto, di averlo provocato con le loro mancanze, e che in futuro saranno inevitabili altri rifiuti se qualcuno arriverà a conoscerli intimamente. Tentano con tutte le loro forze di essere persone “buone” ma temono di essere scoperte nelle loro pecche e allontanate come persone indegne. Di conseguenza queste persone sono invase dal senso di colpa, e in qualunque comunicazione tendono a sentire solo la parte in cui si accenna alle loro mancanze; per cui le critiche li distruggono. Essi spesso riescono a controbilanciare questo senso di colpa cronico, aiutando gli altri.

Gli anaclitici invece non si sentono in colpa, ma inadeguati e destinati a delusioni, e soffrono maggiomente di vergogna (perchè nessuno li vuole)

Nella storia delle personalità depressive si tendono a trovare situazioni simili : 1. una perdita precoce o ripetuta: come ad esempio la morte o l’abbandono da parte di una figura importante, o una perdita interna e psicologica, come assenza di amore e cure nel momento in cui il bambino ne ha più bisogno, o la richiesta di rinunciare ai suoi normali aspetti di dipendenza e ad essere troppo presto responsabile  2. Incapacità di comprendere la perdita di una persona cara: se la perdita (ad esempio separazione dei genitori, o morte di un genitore) avviene in una età del bambino in cui non è capace di comprenderla, può generare idee circa la propria colpevolezza nell’origine della situazione. 3. Famiglia in cui si scoraggia la sofferenza, o si incoraggia a negare il dolore, ciò provoca nel bambino il bisogno di nascondere aspetti vulnerabili del sè e l’odio per tali aspetti. Certe volte il bambino infatti percepisce che uno dei genitori è troppo appesantito emotivamente ed ha la sensazione che i propri dispiaceri potrebbero ulteriormente appesantire il genitore, o addirittura distruggerlo; il bambino capisce allora che il dolore è pericoloso e che i bisogni di conforto sono distruttivi. In tali sistemi familiari può prevalere anche il principio morale che la sofferenza espressa sia una forma di egoismo per cui sentirsi in colpa. 4. Infine, situazione comune di instaurarsi di tale personalità, è la presenza di un genitore depresso nei primi anni di vita; i bambini di figli depressi possono sentirsi in colpa anche quando fanno normali richieste, e possono arrivare a credere che le loro esigenze prosciughino ed esauriscano gli altri.

Personalità ipomaniacali

 La mania è l’altra faccia delle depressione, e l’ipomaniacalità è un grado di mania meno grave e pericolosa. Gli individui con personalità ipomaniacale si caratterizzano per una persistente elevazione del tono dell'umore, alto livello di energia, mancanza di senso di colpa, autostima esagerata, predisposizione all’abuso di sostanze, e una certa quota di fascino e arguzia nel contesto di relazioni, che sono tuttavia tendenzialmente superficiali. La mania vera e propria è una condizione estrema e gravemente patologica, che qui può manifestarsi a livello grave di funzionamento (psicotico). Gli individui ipomaniacali sono abili intrattenitori , molto apprezzati dai loro amici, che tuttavia, a volte si lamentano che la loro tendenza a trasformare tutto in condizione umoristica renda difficile avvicinarli emotivamente.

Questi tipi di personalità condividono un’organizzazione psicologica comune a quella depressiva, soltanto che la negano totalmente a se stessi, ignorando o trasformando in modo umoristico eventi che li mettono a disagio. Gli affetti negativi in tali soggetti non si manifestano come delusione o dispiacere, ma come rabbia.

Mentre l’euforia è una condizione normale, le condizioni di tranquilla serenità, possono costituire stati emotivi del tutto estranei alla sua esperienza. Oltre a negare le emozioni negative, queste persone tendono a fuggire dalle situazioni che potrebbero minacciarle di una perdita (esempio le relazioni sentimentali), e svalutano il partner in situazioni in cui ipotizzano di poter costruire una relazione d’amore da cui temono di restare deluse.

Preferiscono qualsiasi distrazione alla sofferenza emotiva. In uno stato maniacale psicotico possono anche usare la difesa del controllo onnipotente, e sentirsi invulnerabili, immortali e sicuri del successo di qualche loro progetto grandioso. Essi temono in generale qualsiasi attaccamento, poichè interessarsi di qualcuno potrebbe significare una perdita devastante, e riescono a mantenere una pur debole autostima evitando con successo il dolore e contemporaneamente provando il piacere di accattivarsi gli altri; sono abili nel fare coinvolgere emotivamente gli altri senza un coinvolgimento altrettanto profondo da parte loro.

Come si intuisce nella storia di queste persone, come in quella dei depressi, si rilevano separazioni traumatiche non elaborate quando erano bambini, o anche critiche e abusi.



Bibliografia

Blatt, S., J., (2008), Polarities of experience: Relatedness and self-definition in personality development, psychopatology, and the therapeutic process, American Psychological association, Washinton, DC.

​
Lingiardi, V., McWilliams, N, (2018),Manuale Diagnostico Psicodinamico seconda edizione (PDM 2), Raffaeelo Cortina Editore, Milano

McWilliams, N. (2012), La diagnosi psicoanalitica, Astrolabio, Roma



1 Comment
Sem
2/15/2022 15:46:45

Come se ne viene fuori da una personalità depressiva ?

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