JACOPO GIUNTINI - PSICOLOGO
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Identificazioni...

6/14/2020

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Processi Psicologici
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Il nostro carattere si è formato in gran parte tentando di assomigliare alle persone per noi importanti.

Molti degli aspetti che ci caratterizzano e che ci rappresentano, come convinzioni, reazioni emotive, modi di atteggiarsi e di comportarsi, sono state attinte dagli altri. 

Come fossimo pellicole, il mondo interpersonale rimane impresso su di noi, e si esprime di nuovo attraverso noi.

L’identificazione è un processo per lo più inconsapevole, per cui una persona modifica aspetti del proprio pensiero o comportamento prendendo a modello un altra persona. In altre parole, l'individuo sotto qualche aspetto diventa simile ad un altro.

In infanzia questo meccanismo ha un ruolo importante ed aiuta nel costruire la nostra personalità. Identificarsi con caratteristiche dei nostri genitori, permette di sviluppare comportamenti, modi di parlare, di pensare ecc.
  

Tuttavia, sebbene in modo più ridotto, l'identificazione continua a manifestarsi durante tutta la vita.

Il signor Rossi per esempio, non aveva mai avuto barba o baffi, semplicemente non gli piacevano.
Un giorno nella azienda nella quale lavorava arrivò un nuovo direttore, un tipo distinto, attraente, e affabile, e poco tempo dopo il signor Rossi si fece crescere un bel paio di baffi.
Interessante notare il fatto che il nuovo direttore aveva baffi molto simili.
Probabilmente il signor Rossi si sarà sentito di cambiare look così, perché gli piaceva di più, e non avrà messo in relazione la sua scelta con il suo capo. Tuttavia lui con quei baffi, si sentiva più distinto, attraente e affabile con gli altri, tutte le caratteristiche insomma, che apprezzava al suo direttore.

L’identificazione sembra verificarsi per lo più in modo inconscio, per determinati motivi:

  • Per affetto e amore  
Questo accade già nel neonato. Secondo la psicoanalisi classica la prima forma di attaccamento affettivo con un’altra persona è proprio l’identificazione.

Essa permette al bambino di conservare l’altro dentro di sé.
Il grande bisogno dell’altro che il bambino sperimenta alla nascita può generare una grande tensione e sofferenza nei momenti in cui non si può appagare immediatamente. La reazione è quella di portare il genitore dentro di sé  assumendone delle caratteristiche.
 In tal modo il bisogno di avere l’altro vicino è appagato in parte anche da noi stessi, in quanto una parte di noi si è trasformata in qualche aspetto dell’altro, e lo rappresenta. 

Questo determina la costruzione del carattere, modellato sulle persone di cui avevamo molto bisogno. Vediamo i risultati di queste identificazioni nella somiglianza del modo di atteggiarsi di un bambino con i propri genitori (o altre figure significative), o lo stesso modo di parlare, di ridere, o di reagire nelle situazioni. 


Anche da adulti, nei confronti di una persona amata, può verificarsi una certa quota di identificazione per conservare il legame, anche se, come si può dedurre, un’identificazione marcata è un modo immaturo di gestire l’amore. Un esempio può essere il caso in cui un ragazzo comincia a fumare perché la nuova ragazza che frequenta, di cui è molto infatuato, fuma. 

Il rischio di una tendenza eccessiva ad identificarsi con gli altri nel corso della vita, è quello che sottolinea Freud (1923). Può accadere infatti che un moltiplicarsi eccessivo delle identificazioni, soprattutto se forti e inconciliabili tra loro, possono portare ad un conflitto tra di esse, e quindi una personalità poco stabile e integrata.

  •  Per ammirazione o invidia
Quando ammiriamo una persona, o la invidiamo in qualcosa. proviamo interesse per quello che rappresenta, e sperimentiamo un’attrazione verso di essa. 
Ci piace tanto che vorremmo avere le qualità che la rendano così amabile, e spontaneamente ne assumiamo delle caratteristiche.  


Una ragazza può desiderare un ragazzo solo perché prima lui è stato insieme ad un’amica che lei giudica molto attraente, e così facendo lei si identifica in parte con quella bella amica.
Quanti adolescenti si comportano come il loro idolo musicale, e quanti bambini ammettono di voler essere essere come il loro calciatore preferito.

Attraverso l’identificazione con qualche aspetto della persona che ammiriamo , l’attrazione prima rivolta verso di lei viene indirizzata su di sé, incrementando il proprio narcisismo: ricordiamoci del signor Rossi del primo esempio, e di come si sentiva più distinto e atteaente con quei baffi.


  • Per gestire una perdita
Freud (1917) ha scoperto che di fronte alla morte di una persona cara, o alla sua partenza, o alla fine di una relazione, vi è una forte tendenza a identificarsi con la persona perduta.

Ciò si vede sia in situazioni di relativa normalità, come il caso in cui un figlio dopo la morte del padre diventa una riproduzione perfetta di lui e manda avanti il lavoro che il padre era solito fare, che nei casi più gravi, come quello riportato da Freud, in cui una sua paziente accusava se stessa dei delitti che in realtà aveva commesso il proprio padre defunto.

Questo meccanismo non vale esclusivamente nei confronti di persone. Freud (1921) porta anche l’esempio di un bambino che dopo la morte del gatto domestico a cui era molto affezionato, gioca a fare egli stesso il gatto, camminando a quattro zampe e miagolando.

  • Per difenderci
Un altro caso in cui è comune l’identificazione, è rappresentato da quelle situazioni dolorose o traumatiche, ed è la cosiddetta “identificazione con l’aggressore” .

Il bambino ad esempio sottoposto ad un genitore terrorizzante per qualche motivo, è probabile che diventi simile a lui in quel comportamento.

Questo tipo di identificazione opera come difesa contro la paura e il senso di impotenza: diventare come il carnefice è funzionale a sentirsi non più la vittima terrorizzata.

  • Per somiglianza
Un’identificazione può aver luogo anche ogni volta che una persona scopre in sé un aspetto comune con un’altra persona.

Questo è quello che spesso accade tra i membri di un gruppo che condividono un compito, un capo o un destino comune; si sentono simili tra di loro, e questo porta loro ad identificarsi ancora di più.
Chi frequenta amici, in effetti, può trovarsi ad assumere degli atteggiamenti o modi di parlare tipici di quelle persone.


Altre considerazioni interessanti
Gli effetti delle prime riuscite identificazioni nei primissimi anni di età diventeranno quelle più generali e persistenti, e sono dunque quelle che condizioneranno maggiormente le nostre azioni.
È interessante prendere in considerazione due casi particolari di queste:


Identificazione con il genitore sfortunato
Sono un tipo di identificazione patologica descritta da Weiss (2001), e riguardano quei comportamenti, relazioni, difficoltà ripetitive di un genitore che il bambino si sente in dovere di  ripetere nella sua vita.

Possono tradursi in comportamenti distruttivi per sé o per gli altri, infelicità nel lavoro o nel matrimonio, o specifici sintomi di depressione o ansia.
Queste identificazioni patologiche sono dovute ad un inconscio senso di slealtà qualora si permetta a se stessi di fare o di essere meglio del genitore.


Controidentificazioni
Quando un individuo è determinato ad essere l’esatto opposto di un genitore si parla di controidentificazione.

Spesso con genitori distruttivi o traumatici accade che il figlio provi un profondo risentimento, e disprezzi quello che è stato il genitore, e decida di non voler essere come lui.
La capacita di controidentificarsi può salvare le persone da possibili conseguenze possibili.

Molti individui maltrattate hanno cresciuto i propri figli e le proprie figlie in modo umano grazie all’aiuto di una potente determinazione interna a non rimettere in atto le trasgressioni paterne (o materne).


Uno dei problemi delle controidentificazioni, è che tendono a essere totali e intransigenti.
Mc Williams (2002) riporta degli esempi in tal senso: “Una mia amica disprezza talmente la madre ipocondriaca che evita qualsiasi trattamento medico anche quando è malata. Un altro mio conoscente, determinato a non essere come il padre alcolista, è diventato tanto astemio che i suoi figli non hanno potuto resistere alla tentazione di ribellarsi contro di lui facendo esperienza di varie droghe […]. Una donna che conosco vive in una condizione di disordine e confusione cronica perché la seconda moglie del padre, che lei sentiva fredda e rifiutante, aveva una passione per l’ordine e l’organizzazione. Nonostante la natura controproducente della sua posizione questa donna non può modificare il proprio modo di agire, perchè questo la farebbe sentire troppo simile alla matrigna. Per lei, essere ordinata significa essere fredda”.


Bibiliografia

Brenner, Charles, (1976), Breve corso di psicoanalisi, Martinelli, Firenze
Freud, S., (1917), Lutto e melanconia, OSF, vol.8
Freud, S., (1921), Psicologia delle masse e analisi dell'Io, OSF, vol.9
Freud, S., (1923), L'Io e l'Es, OSF, vol.9
Mc Williams, N., (2002), Il caso clinico, Raffaello Cortina, Milano
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