JACOPO GIUNTINI - PSICOLOGO
  • Home
    • Colloqui online
  • Chi sono
  • Blog
  • Contatti
    • Privacy Policy
  • Home
    • Colloqui online
  • Chi sono
  • Blog
  • Contatti
    • Privacy Policy

Cosa c'è dietro le parole...

4/20/2020

0 Comments

 
Comunicazione
Foto
Foto di Trinity Kubassek da Pexels
Quando comunichiamo con qualcuno non solo trasmettiamo un messaggio, ma al tempo stesso diamo una definizione della nostra relazione con l'altro. 

Attraverso un comportamento o una frase, indirettamente trasmettiamo significati su come vediamo noi stessi, e su come vediamo l'altro, su come ritieniamo che l'altro debba reagire a quella comunicazione e su cosa ci aspettiamo da quella relazione, su quali sono le nostre intenzioni e su quali intenzioni pensiamo che abbia l'altro, ecc.

Questi aspetti che passano nell'interazione si definiscono meta-informazioni. Esse, definendo la relazione, forniscono anche delle istruzioni su come interpretare il contenuto di quello che è espresso, e sono quindi informazioni sulle informazioni. 

Infatti, come è chiaro, uno stessa frase sarà interpretata ben diversamente, se detta in un momento appropriato, o fuori contesto, da un amico fidato o dal capo di lavoro spietato, e così via.


Le meta-informazioni vengono ricavate dal linguaggio non verbale di chi sta comunicando (per esempio un sorriso, un’espressione, ecc), e dal contesto in cui si svolge la comunicazione (es. possiamo capire meglio frasi o i gesti se sappiamo che sono state pronunciate tra soldati in uniforme o nell’arena di un circo), ma anche attraverso l’aspetto verbale si può definire la relazione (ad esempio dicendo “Questo è un ordine” o “Sto scherzando”).

Le relazioni malate sono caratterizzate da una lotta costante per definire la natura della relazione, mentre l’aspetto di contenuto della comunicazione diventa sempre meno importante. Sembra che quanto più una relazione è sana, invece, tanto più l’aspetto della relazionale della comunicazione receda sullo sfondo. Un esempio riguarda le liti tra persone su di un argomento banale, ma che dietro celano una lotta di potere per affermare chi dei due deve stare in posizione di superiorità e chi di sottomissione. Si notano battibecchi simili in chi vuole avere l’ultima parola in una discussione, o chi vuole ragione a tutti i costi. 

Certe volte accadono cose di questo tipo: uno dei coniugi (poniamo sia il marito), accetta di fare qualcosa (poniamo ospitare suo fratello in casa) senza consultare la moglie,  che reagisce furiosamente. Se interrogata in altra sede, la moglie si dichiara d'accordo ad ospitare  il fratello del marito in caso di necessità, e tuttavia il principio di non essere stata consultata finisce a farli litigare per ore. In questi casi non è al livello del contenuto il problema, ma al livello della relazione, per cui la moglie riceve la meta-informazione per cui il suo parere non è importante nelle decisioni da prendere.

Rendersi conto di cosa stiamo comunicando a livello di relazione in una discussione, può rappresentare un importante presa di consapevolezza, e un punto di risoluzione di un conflitto. Spesso per uscire da un conflitto duraturo è necessario imparare a meta-comunicare, cioè a comunicare esplicitamente sulla comunicazione che sta avvenendo, rendendosi conto insieme delle rispettive definizioni di relazione che sono in conflitto. La capacità di meta-comunicare in maniera adeguata,  quindi permette di comprendersi efficacemente, e di impostare relazioni più sane.


Anche la definizione che abbiamo di noi stessi viene influenzata a partire dalle risposte che gli altri ci danno a ciò che comunichiamo. Dalle reazioni altrui assumiamo consapevolezza di noi stessi, e viceversa, sulla base delle risposte che diamo agli altri, stiamo dando un feedback agli altri di come essi siano.

Qualunque cosa una persona comunichi e comunque la comunichi a livello di contenuto, a livello di relazione il messaggio sarà sempre: "Ecco come mi vedo". La risposta dell’altro implicitamente sarà sempre: “Ecco come ti vedo”.
Quindi per esempio, se un individuo sta spiegando con aria da saccente a qualcuno i motivi che hanno spinto alla prima guerra mondiale, a livello di relazione sta comunicando "io sono esperto in questo argomento"; se adesso l'altro gli fa notare un errore di date, ad un livello di relazione gli ha risposto “mica tanto…”. Ovviamente il primo ci rimarrà male, si sentirà imbarazzato, perché la definizione che ha dato di sé a livello meta-comunicativo ne risulta contestata.
La comunicazione umana consente tre possibili reazioni  da parte di un individuo di fronte alla definizione di sé che un altro comunicando:

-Conferma:
la persona accetta la definizione di sé dell'altra. La conferma del proprio giudizio su di sé da parte di un altro è uno dei fattori più importanti per garantire lo sviluppo e la stabilità mentali. La ricerca di conferma del Sé è in fondo la ragione che spinge a comunicare per il piacere di farlo, e gran parte delle comunicazioni degli uomini hanno questo come unico scopo. Questo scopo non è futile ma permette all'essere umano di avere consapevolezza di sé. Quando confermiamo le percezioni che un’altra persona ci fornisce su se stessa, l’altra in genere si sentirà vista, riconosciuta e convalidata, e questo genererà in lei un buon umore e un incremento di autostima.

-Rifiuto:
la persona può non accettare la definizione che l'altro ha dato di sé. Per quanto doloroso possa essere, il rifiuto presuppone comunque un riconoscimento di quella definizione che l'altro comunica. Inoltre in certi casi il rifiuto potrebbe essere positivo per l’altro, se per esempio si tratta di una persona con una scarsa fiducia in se stessa che si pone in modo sottomesso, convinta magari di non essere adeguata.

-Disconferma:
la persona nega che l'altra abbia trasmesso una definizione di Sé, non si è accorta del punto di vista dell’altro. É questa una comunicazione implicata nella genesi di psicopatologie , in quanto con la disconferma si comunica all'altro "tu non esisti". Essere sottoposto ad una comunicazione  disconfermante sin dall'infanzia significa non essere visto mai, cosa che può portare ad una perdita di Sé, ad un’alienazione. Nelle famiglie di schizofrenici spesso si riscontra questo modello caratteristico: l' autenticità del figlio è stata distrutta. Il suo Sè è stato costantemente disconfermato e frainteso.


La disconferma dell’altro da parte di un individuo, non è un fenomeno per forza intenzionale, ma può derivare da una sua inconsapevolezza dei segnali interpersonali che arrivano dall’altro, una incomprensione del punto di vista altrui. In genere le liti coniugali partono proprio da una prima disconferma, e si trascinano dietro disconferme reciproche e continue per cui i due membri discutono per tanti inutili argomenti a livello di contenuto, mentre il problema è al livello di relazione. Una modalità per provare ad uscirne è quella di iniziare a parlare a livello della relazione,   esplicitando il proprio messaggio relazionale, e assicurandosi che l’altro l’abbia compreso, e invitando l’altro ad esplicitare il suo.

Bibliografia

Watzlawick, P., Beavin, J.,H., Jackson, D.,D.,(1971), Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma
0 Comments



Leave a Reply.

    Categorie

    All
    Bisogni Umani
    Comunicazione
    Emozioni E Sentimenti
    La Personalità
    Processi Psicologici
    Salute E Benessere
    Stress

    Archivio

    July 2022
    May 2022
    April 2021
    March 2021
    January 2021
    June 2020
    May 2020
    April 2020
    March 2020

Site powered by Weebly. Managed by SiteGround