JACOPO GIUNTINI - PSICOLOGO
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La Coazione a ripetere

5/25/2020

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Emozioni e sentimenti
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Esiste un curioso fenomeno per cui le persone tendano a ritrovarsi di frequente nelle medesime situazioni   spiacevoli durante la vita.
​

Un uomo il cui matrimonio è fallito,  nonostante la decisione di trovare una donna diversa, si imbatte continuamente negli stessi tipi di persona, con le stesse caratteristiche.
Una ragazza, nonostante l’impegno e le buone capacità, non riesce mai  ad ottenere  un successo lavorativo. 
Un giovane, per quanto tenti di essere cortese e disponibile con gli altri, finisce sempre per restare solo.


Il ripetersi della stessa sorte più e più volte negli uomini, è un fenomeno che è stato sottolineato sin dagli albori della cultura umana, e che risuona in concetti antichi quali “destino”, “karma” e altri.
Chiunque può incappare in situazioni negative e fonti di sofferenza senza poterle prevedere. Quando però si nota una certa familiarità nella propria vita con specifici eventi o relazioni, probabilmente abbiamo a che fare con una nostra modalità ripetitiva di metterci in relazione con il mondo.
E, inutile specificarlo, una modalità ripetitiva di porsi con gli altri, stimola sempre risposte ripetitive.

Freud è stato il primo a descrivere questo fenomeno dal punto di vista psicologico e lo ha definito coazione a ripetere. Egli lo ha identificato come la tendenza a rimettere in scena nel presente, eventi o relazioni del passato che hanno avuto un impatto emotivo.
Ha descritto 2 modalità con cui una persona tende a manifestare questa coazione a ripetere:


  • Transfert
L'individuo può provare per un altra persona, gli stessi sentimenti che ha provato in infanzia per una figura importante della propria vita infantile (padre, madre, fratelli, insegnanti ecc.), presupponendo che l'altro condivida le stesse idee, sentimenti e atteggiamenti che erano tipici di quella figura importante, e reagirà di conseguenza.
Freud notò che è più facile ripetere i drammi della propria infanzia nel presente, piuttosto che ricordarli.
“Il paziente, per esempio, non afferma di ricordarsi di aver preso un atteggiamento di sfida e di critica verso l’autorità dei genitori. Si comporta, invece, in questa maniera nei confronti dell’analista” (Freud, 1914).
Comprese presto che il transfert non si limitava solamente ad essere vissuto in seduta verso lo psicologo, ma anche su tutti gli altri aspetti della situazione di vita attuale.
Se ad esempio un uomo ha avuto in infanzia un genitore critico e svalutante, in futuro potrebbe percepire come critici tutte le persone, mostrarsi impacciato nelle prestazioni, o magari arrabbiarsi con sua moglie accusandola di non sostenerlo abbastanza.

  • Trasformazione di passivo in attivo

L'individuo può comportarsi con qualcun altro, come in passato qualcuno si è comportato con lui in una situazione emotivamente spaventosa.
“Se il dottore esamina la gola di un ragazzino, o lo sottopone a qualche piccola operazione chirurgica, stiamo pur certi che queste spaventose esperienze costituiranno oggetto del suo prossimo gioco. […] Appena il bambino passa dal ruolo passivo dell’esperienza subita, al ruolo attivo del gioco, eccolo infliggere ad un suo compagno la sofferenza patita” (Freud, 1920)
Freud dedusse questo aspetto soprattutto osservando il gioco di un bambino di 18 mesi, il quale, nei momenti in cui la madre lo lasciava solo, si metteva a giocare con un rocchetto gettandolo lontano, più e più volte, come a riproporre la separazione dalla madre, ma stavolta essendo lui ad allontanare l'oggetto.


Ma perché accade questo? Per quale motivo un individuo si trova a riproporre situazioni già passate? Perché non riesce semplicemente a crearsi una nuova realtà diversa intorno a lui, invece di ricreare quelle situazioni spiacevoli?

Per quanto scomoda sia la coazione a ripetere, in qualche modo sembra rassicurante.
Per comprendere meglio questo fenomeno, bisogna considerare il modo in cui il bambino interagisce con le persone significative dell’infanzia.

Per il bambino è molto importante sentirsi al sicuro.
Questo avviene se egli percepisce i genitori come figure stabili e accoglienti.

Se un genitore si adombra, è agitato, indifferente, depresso, aggressivo, maltrattante o comunque non esprime tranquillità e calore nei suoi confronti, il bambino ne  sarà spaventato. Con il passare del tempo, egli si sentirà responsabilizzato a dover rendere tranquillo il suo ambiente, e imparerà a comportarsi secondo quelle modalità che gli permettono di ottenere un maggiore senso di sicurezza in famiglia.
Tenderà così a ritenere giusti quegli aspetti di sé che permettono di ottenere  approvazione e a dissociare e negare, come se non facessero parte di lui, quegli aspetti che creano turbamenti nelle persone significative.


Se per esempio una bambina ogni volta che esprime tristezza nota un distacco emotivo o un aumento di stress da parte della mamma, capisce che esprimere emozioni è un atto sgradevole per gli altri; se contemporaneamente inoltre riceve sorrisi e affetto ogni volta che ascolta le lamentele della mamma,  si può star certi che la bambina diventerà la piccola confidente della mamma, e ne sarà felice.

Secondo Weiss, il piccolo si forma delle vere e proprie convinzioni inconsce riguardo a quali sentimenti, motivazioni, o comportamenti possono aver causato gli eventi o le interazioni per lui traumatiche.
Una volta formata una convinzione, questa guiderà inconsciamente l’individuo anche nel futuro, sfuggendo le situazioni e i sentimenti giudicati causa di disagi.

Riprendendo l’esempio precedente, è possibile che da adulta questa donna diventerà la confidente di tutti, si sentirà continuamente usata per sfogarsi, mentre lei non troverà lo spazio per farlo; coverà dentro molta irritazione, ed è possibile che si arrabbi più volte con amiche o partner accusando gli altri di egoismo (transfert). È molto probabile, che se questa donna farà un figlio, metterà in atto con lui lo stesso comportamento che sua madre aveva con lei (rivolgimento di passivo in attivo).

Consideriamo anche un altro esempio.
Un bambino,  ogni volta che si impegna nel raggiungimento di qualche normale obiettivo con successo avverte del risentimento e fastidio nel padre (che forse per motivi legati alla sua storia non è riuscito a raggiungere gli obiettivi che desiderava). Il bambino sente di fargli del male ottenendo il successo desiderato attraverso i suoi sforzi, si sente in colpa, ed è spinto in questo modo a rinunciare a tali raggiungimenti anche in futuro. Da adulto, non troverà mai la motivazione per agire in qualcosa che desidera, si sente inibito. Può darsi che coscientemente tenterà ancora di raggiungere i propri obiettivi, ma lo farà in modo maldestro o senza successo, senza accorgersi che sta ancora tentando di adeguarsi a quelli che pensa siano i desideri dei genitori.


Per quanto drammatica e sconfortante, la coazione a ripetere è in fondo rassicurante, perché fornisce una certa prevedibilità all’agire. Cambiare vorrebbe dire rivivere un senso di non sicurezza, sentire il rischio di non essere più accettati dal nostro ambiente, o di far del male alle persone care , insomma le paure da cui abbiamo voluto salvarci da bambini.

Nonostante tutto, gli individui vogliono uscire da questo loro copione, e si sforzano anche di uscirne. Questo è quello che spinge tante persone a intraprendere un percorso psicologico. Un modo per poter cambiare è prendere consapevolezza delle proprie modalità ripetitive, all'interno di  una  relazione con una persona che reagisca in modo diverso, evitando di comportarsi come hanno fatto le figure significative in passato.

Bibliografia

Freud, S., (1914), Ricordare, ripetere, rielaborare, OSF
Freud, S., (1920), Al di là del principio di piacere, OSF 
​Weiss, J., Sampson, H., (2001), Convinzioni patogene, Edizioni QuattroVenti, Urbino
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