JACOPO GIUNTINI - PSICOLOGO
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Autostima, amore e immagine di sé

1/6/2021

1 Comment

 
Emozioni e Sentimenti
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​Così come proviamo sentimenti verso le altre persone, noi proviamo sentimenti anche verso noi stessi.

L’autostima è l’indice di questo sentimento.


Tutti siamo in grado di notare che nei momenti in cui ci piacciamo di più, ci poniamo con gli altri in modo più brillante, siamo più piacevoli, e anche l’ambiente intorno a noi sembra risponderci in modo più positivo.
In effetti le persone con una buona autostima hanno il potere di attrarre maggiormente gli altri.

Se ci chiediamo da cosa derivi un determinato sentimento verso noi stessi, comprendiamo presto che esso si forma a partire dall’insieme dei giudizi che noi ci esprimiamo: una buona autostima implica giudizi positivi verso se stessi, da cui deriva sicurezza ed euforia; una bassa autostima comporta valutazioni negative generando insicurezza e umore depresso.

Ciò significa che in qualche modo noi ci formiamo un’idea di come siamo, un’immagine di noi stessi che successivamente giudichiamo; si può dire per cui che esiste in noi una auto-osservazione costante.

Le situazioni sociali e i riscontri degli altri contribuiscono continuamente al grado della nostra autostima, basti pensare all’energia e alla felicità che può derivare dall’arrivare primi ad una gara o ad un concorso, ed allo scoraggiamento e tristezza che proviamo quando veniamo rifiutati in amore.

Ma questo non basta a spiegare la natura di questo sentimento. Infatti è cosa nota che certe persone pur riconoscendosi buone doti fisiche o psicologiche, e riscuotendo successo sociale in varie arie della vita, continuano ad avere scarsa stima di sé, e a giudicarsi in modo eccessivamente critico, a non piacersi abbastanza. Inoltre esistono persone che riescono a mantenere una buona autostima di fronte a risposte negative da parte dell’ambiente, o a fallimenti importanti.

Se osserviamo con attenzione ci rendiamo conto che il giudizio su se stessi viene espresso sulla base di un paragone che compiamo tra come ci percepiamo e un’immagine ideale di quello che secondo noi dovremmo essere.

Tale è quello che Freud (1914) definisce Ideale dell’Io, e la distanza tra l’immagine di sé e questo ideale influenza la qualità e la quantità del sentimento che proviamo verso noi stessi. Più la nostra immagine si avvicina a quella dell’ideale, più noi ci percepiamo in modo soddisfacente.

Il confronto con il nostro ideale, ci spinge a intraprendere certe azioni, ad inibire certi comportamenti, a raggiungere realizzazioni, ed a tentare di avvicinarci il più possibile a quel modello. Questo è il prezzo e la fatica da intraprendere per poter arrivare in ultima analisi ad una conquista ambita da ogni persona: potersi amare, poter amare se stessa.

Fa riflettere il fatto che l’essere umano debba dimostrare a se stesso di avere certe caratteristiche per potersi amare; per quanto ne sappiamo non succede in nessun altro animale in natura, ma dopo tutto l’essere umano è anche l’unico animale capace di auto osservarsi, di creare una rappresentazione di se stesso e giudicarla come fosse un’altra persona.

La percezione di noi associata ad un calo dell'autostima è quella della mancanza: ci sentiamo mancanti di qualcosa, imperfetti.

A livello sociale questo sentimento prende la forma della vergogna, intesa come soggezione, timore di essere giudicati, umiliati, riconosciuti in un aspetto di noi che noi stessi giudichiamo come brutto, non amabile, disprezzabile.

In altri casi, a livello più personale,  può essere collegato ad un sentimento di colpa, nel caso in cui avvertiamo di essere delle persone non abbastanza buone o corrette.


Il nostro ideale in realtà non si dovrebbe raggiungere mai, si può solo tendere ad esso. Troppa autostima infatti non è mai associata ad un corretto esame della realtà. Il sentimento associato ad un aumento esagerato dell’autostima è in genere quello del sentirsi grandiosi, potenti e superiori agli altri, e spesso è ottenuto tramite meccanismi di difesa utilizzati per sfuggire ad un sentimento depressivo, opposto.

Da cosa ha origine l’autostima?
Sicuramente ognuno di noi ha un modello diverso cui tendere per potersi piacere e acquisire autostima, e nessuno nasce con un ideale già formato.

L'immagine di sé di ogni individuo si costituisce in origine dall’ambiente sociale del bambino, dai giudizi, dalle critiche, dalle lodi, e dalle approvazioni delle persone significative. 

Dal modo in cui il bambino si sente accolto sin dalla nascita, si crea a poco a poco un’immagine di se stesso, come desiderabile, amabile, interessante o meno, e un’immagine di come dovrebbe essere per soddisfare le aspettative.

Per il bambino è molto importante sentirsi apprezzato e approvato, ed è molto attento a come gli altri reagiscono alle sue iniziative. Così fa propri i giudizi e le approvazioni che riceve, fino ad interiorizzarle e arrivare a giudicarsi e approvarsi da solo, secondo il modello che ha vissuto.

Se tutto procede positivamente, gli adulti confermeranno il bambino nei suoi tentativi di crescita e il bambino si sentirà appagato nell’autostima. Tuttavia progredendo i genitori alzeranno l’asticella delle richieste nei suoi confronti per poterlo approvare, e il bambino si andrà a poco a poco creando un ideale da raggiungere sempre più esigente per potersi sentire stimabile e amabile.

Atteggiamenti estremi da parte dei genitori sono dannosi per il bambino:


  • se un bambino viene criticato troppo duramente, o deve sforzarsi troppo per raggiungere un’approvazione, egli si formerà un ideale di sé tanto perfetto, rigido ed esigente, che diventerà praticamente impossibile avvicinarvisi, e la persona proverà molta difficoltà a sentirsi sicuro di sé, ma anzi si sentirà facilmente un perdente, o poco amabile.
 
  • se invece il bambino viene elogiato sempre per come si mostra senza una mai una critica o una frustrazione, si creerà ugualmente una fragilità enorme nel piccolo, il quale con l’imbattersi nella realtà sociale della scuola si accorgerà di quanto falsi erano quei riscontri positivamente incondizionati, e probabilmente si sentirà senza un modello che funga da guida per comprendere come comportarsi per sentirsi sicuro, diventando  estremamente suscettibile ai giudizi dei pari.


L’autostima subirà poi anche un impatto notevole in adolescenza grazie al gruppo dei pari, e in generale per tutto l’arco della vita futura. Le relazioni consentiranno per tutta la vita di restituire un’immagine diversa di sé ad un individuo, sia in certi casi di modificare con il tempo l’ideale di sé e le aspettative proprie di quella persona.

Autostima e Amore
Indipendentemente da quanto ci sentiamo distanti dal nostro ideale, i sentimenti che nutriamo verso la nostra immagine si innalzano sempre quando ci sentiamo amati e ammirati dagli altri, tanto che è comune per certe persone in determinati momenti insoddisfacenti della vita cercare appagamento nella seduzione di donne o uomini.

L’ebrezza data dalla conquista amorosa è certamente un appagamento per l’autostima che ci fa sentire apprezzati, riconosciuti in aspetti positivi. Questo spinge molte persone spostate ad essere attratte da avventure extraconiugali per esempio, ma è ciò che motiva anche altre persone a non impegnarsi in relazioni durature e preferire cambiare partner più frequentemente.

Dall’altra parte infatti innamorarsi di qualcuno genera una condizione rischiosa per la nostra autostima.

Dal momento che ci innamoriamo, è come se una parte dell’amore che nutrivamo per la nostra immagine si sposti sulla persona amata, esponendoci ad un grosso rischio.
In genere durante le prime fasi di innamoramento, l’altra persona viene idealizzata, e noi siamo fragili, umili, totalmente esposti nella nostra autostima che diventa fragile.

Se infatti l’altro ci ricambia possiamo sentirci nuovamente soddisfatti di noi stessi e sicuri, mantenendo la nostra autostima in un equilibrio; se l’altro non ci dona il suo sentimento, non ama la nostra persona, ci rifiuta, ecco che ci sentiamo profondamente insufficienti, mancanti. Questa è una condizione di sofferenza temibile, e chi l’ha provata in genere tende ad essere più cauto nell’attaccarsi e innamorarsi fortemente di un’altra persona.

Il timore di rimanere svuotati della propria sicurezza in sé in genere spinge molte persone ad un’apparente indifferenza verso l’amore, per cui nasce la preferenza nello stare da soli; o può spingere invece altri ad una scelta di amore narcisistica, una scelta cioè che ricadrà sulle persone da cui ci si sente più amati o apprezzati, piuttosto che verso quelle che si potrebbero amare di più.

Da questo si deduce che la persona con un’autostima fragile, un amore per sé non solido, difficilmente si concederà di amare gli altri.

Bisogna prestare attenzione al pericolo che si incontra quando si fa poggiare l'autostima sulle opinioni degli altri piuttosto che sulle nostre capacità reali, sulla competenza e sull'essere all'altezza di un compito. 

Coltivare una buona autostima significa farla basare su riconoscimenti autentici per quanto piccoli essi possano apparire. La più stabile e più sana si basa sul rispetto che sentiamo di esserci meritati realmente dagli altri, e non da una celebrità o un'adulazione ingiustificata o ricercata attraverso la manipolazione.

Inevitabilmente cercare di comprendere l'essere umano da qualunque punto di vista porta a  confermare i temi più classici, come l’importanza di sentirsi amati e amabili; ma a quanto pare sono questi i problemi che continuano a condizionare le vicende e le sofferenze umane.

Comprendere i nostri bisogni e i motivi per cui soffriamo è l'unico modo, per quanto faticoso,  che ci porti a vivere una vita piena. Felici di viverla.


E tu, che sentimenti provi verso te stesso ?
Pensi di avere un ideale rigido oppure più rilassato?
Scrivi il tuo commento qui in basso!


Bibliografia
Freud, S., (1914), Introduzione al narcisismo 
1 Comment
anonimo
1/28/2023 10:22:01

credo che la cosa piu giusta che un essre umano dovrebbe capire è che non vuole
in realtà l'adulazione da parte degli altri ,ma semplicemente sentir realizzata
l ideale che si è fatto di se
il lavoro che bisognerebbe svolgere è proprio su quell'ideale
a mio avviso quell ideale dovrebbe essere distrutto perchè è proprio dietro ad esso che si cela il vero se è proprio quell ideale che diciamo tiene ingabbiata
la nostra reale energia psichica
cercare costantemente di trovare cura nelll opinione degli altri è un'infinita lotta verso la tristezza

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